Lettera aperta delle 4 giovanili degli stati generali

 

 

Siamo ragazzi e ragazze di quella che è stata chiamata “Generazione X”, cresciuta con la “crisi della politica”, il crollo delle ideologie, il pensiero unico e la fine della storia. Nei movimenti globali, ecologisti e pacifisti di inizio millennio abbiamo ritrovato una nostra mutevole identità ed in questi anni non ci siamo rassegnati a delegare ad altri la nostra passione ed iniziativa politica.
Siamo una generazione che vive oggi sulla propria pelle la crisi verticale del nesso lavoro cittadinanza costruita attraverso il paradigma della precarietà come condizione legata non solo alla
dimensione professionale e del contratto di lavoro, ma come dimensione esistenziale generale, e che riguarda la casa come l’istruzione, la mobilità come l’accesso a saperi e cultura, la libertà di scegliere liberamente sulla tua vita, di seguire i tuoi orientamenti sessuali, come la promessa di un avvenire di guerra, cambiamenti climatici ed instabilità globale.

La precarietà diviene allora il furto più terribile che si possa fare ad un giovane: il furto della possibilità di immaginare, costruire, organizzare il tuo futuro fuori dal ricatto costante del profitto e del comando. E’ una condizione che può essere rappresentata, narrata solo da chi la vive sulla propria pelle e – come tale – spesso invisibile alla sfera della politica e dei diritti sindacali. E’ una condizione che pone alla politica domande nuove, che vivono dentro una società profondamente mutata: diritto alla continuità di reddito ed alla formazione permanente garantita e retribuita, accesso a saperi, conoscenze e cultura, al credito, il diritto all’abitare, a vivere in una società non prigioniera delle mafie e della criminalità organizzata…

Domande e temi nuovi che devono avere piena cittadinanza nell’assemblea di sabato e domenica attraverso la partecipazione delle giovani generazioni, un tema a cui, ci pare, non si è data adeguata attenzione. Ci chiediamo, insomma, come si possa immaginare una sinistra nuova senza mettere al centro i soggetti che più inverano le condizioni materiali di vita di una società rinnovata, giovani, donne e migranti in primis.
Non si può fare a meno di credere, ci pare, che una politica di trasformazione e cambiamento abbia bisogno oggi di farsi percorso di liberazione in primo luogo per tutti questi soggetti.
E’ per questo che la crisi della politica riguarda più di altri le giovani generazioni, ormai incapaci di credere che la politica possa determinare significativi mutamenti nelle loro condizioni di vita e di
lavoro. Al centro di questo processo vi è – tra l’altro – quella che chiamiamo “privatizzazione della politica” ad opera dei gruppi dirigenti di troppe forze politiche, tendenzialmente bianchi, anziani, maschi.

La società italiana è oggi tra le più gerontocratiche del pianeta: esclude, perimetra, mortifica nell’università come nella ricerca, nell’impresa come nel pubblico impiego. Questo fenomeno è tanto più grave se avviene, come in realtà è, nel campo della politica perché la condanna all’incomprensione di una parte non marginale della realtà e ne mina la già snervata rappresentanza. La precarietà delle giovani generazioni infatti rappresenta oggi una vera e propria emergenza sociale di cui di cui molti nel mondo della politica si riempiono quotidianamente la bocca senza conoscerne la condizione materiale e senza avere la capacità di prospettare e realizzare soluzioni concrete (la recente vicenda del welfare né è l’ennesima conferma).
Le manifestazioni che negli ultimi due mesi hanno invaso le strade e le piazze del nostro paese – il 20 ottobre contro la precarietà, il 17 novembre a Genova, il 24 novembre la straordinaria manifestazione delle donne contro la violenza maschile, lo scorso sabato i tantissimi/e in marcia per la difesa dei beni comuni – hanno invece disegnato la realtà di un paese attraversato da una radicale domanda di partecipazione, da soggetti sociali – i giovani e le donne in particolare – che chiedono una presa di parola cui la politica ufficiale non riesce a rispondere.

Pensiamo che l’assemblea della sinistra dell’8 e 9 dicembre possa rappresentare una straordinaria occasione per l’inversione di questa tendenza; ma perché realmente lo sia dobbiamo essere capaci di accettare la sfida sino in fondo, senza timori o reticenze, senza sfuggire alle critiche di tanti che vogliono prender parola, contribuire all’elaborazione, progettare insieme contenuti, analisi, priorità,
pratiche e forme.
Con questa convinzione non possiamo che ritenere una ricchezza la presenza all’assemblea di quei soggetti sociali che nella politica, ma in una nuova politica, vogliono ancora riconoscersi, e che
scegliendo di farlo in quella sede vorranno offrire un contributo critico e costruttivo al percorso unitario che si sta avviando, consapevoli della complessità quanto della possibilità di reale cambiamento che ci troviamo oggi davanti. Crediamo infatti che la sinistra unita e plurale debba essere esattamente la messa insieme di tante istanze, diverse ma complementari.

Interverremo in tutti i workshop ponendo questi temi e chiediamo infine che sia garantito alle giovani generazioni un intervento nell’assemblea plenaria di domenica sui problemi che le riguardano da vicino, ben sapendo che ciò non rappresenta in alcun modo una soluzione del problema, ma solo un possibile inizio. Ricordate però che in questi anni abbiamo anche imparato a non aspettare la vostra attenzione, ma a prendercela. L’inizio di un nuovo processo che vedrà la sinistra italiana riconquistare le periferie e il consenso anche di coloro che oggi sono profondamente delusi; l’inizio di un nuovo cambiamento e il rilancio di una lotta per un mondo nuovo.

*Giovani Comuniste/i, Federazione Giovanile Comunisti Italiani, Giovani Verdi, Giovani di Sinistra Democratica

Info: www.lassemblea.org

Per concludere un bellissimo video:

 

 

 

 

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Una Risposta

  1. Grazie per il “bellissimo video”

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