La laicità, la classe politica e il senso dello Stato

Ospitiamo un articolo di Carlo Verri di “Articolo Tre” Palermo

Oggi, in un momento in cui il tema della laicità si ripropone con una certa urgenza, può risultare utile volgere lo sguardo indietro a come nella nostra storia si sono svolti i rapporti tra Stato e chiesa. Non perché si ritengano praticabili per il presente soluzioni adottate nel passato, di certo non adatte alla mutata situazione; ma perché è opinione di chi scrive che – per lo meno – il confronto con le esperienze altre e lontane da quelle attuali possa aiutare, fornendoci punti di vista differenti, a farci uscire dalle secche di un dibattito pubblico che, sull’argomento, appare asfittico e dagli orizzonti assai ristretti.

Si prenda in considerazione, per esempio, il periodo dell’unificazione italiana. Allora la classe dirigente del neonato Paese era nella sua stragrande maggioranza profondamente credente, eppure trovandosi nelle condizioni di dover costruire per la prima volta in tutta la penisola uno Stato moderno, non ha rinunciato, pur tra molti tentennamenti, a conferire una forte caratterizzazione laica alla nuova compagine. Tale processo è avvenuto – non va dimenticato – in un contesto storico assai ostile, in cui la chiesa non poteva non essere schierata all’opposizione; per di più con una popolazione appena diventata italiana veramente tutta cattolica, per la quale le istituzioni ecclesiastiche rappresentavano un fondamentale punto di riferimento nella sua vita.

Venendo all’oggi, la situazione è assai diversa. Viviamo in una società completamente secolarizzata, dove l’individuo, anche colui il quale per pigrizia mentale continua a dirsi cattolico, compie le sue scelte in assoluta autonomia rispetto alla dottrina ecclesiastica, sociale e politica della chiesa. Ovviamente il ceto politico, essendo parte integrante di questo quadro, non si discosta da simile linea generale di comportamento. Nonostante ciò, non riusciamo ancora ad avere una legislazione avanzata, adeguata ai tempi, in tema di diritti civili e libertà individuali; sebbene i problemi e le difficoltà da superare per l’attuale classe politica siano in materia oggettivamente, se non nulli, insignificanti, se confrontati – per esempio – a quelli affrontati 140 fa dalla Destra storica per far nascere uno Stato moderno, quindi per sua stessa essenza laico.

Da alcuni anni, infatti, quasi l’unanimità del personale dei partititi si atteggia ad alfiere difensore della presunta integra cattolicità italiana, sebbene – tra l’altro – tutti risultino effettivamente poco credibili in tali vesti. Comunque sia, il maggior numero dei politici in una gara di becero bigottismo si affanna a rincorrere le sottane di papi, vescovi e cardinali, nella vana illusione di trovarvi al di sotto chi sa quali favolosi tesori in termini di consenso, forza e potere.

A giudizio di chi scrive un simile fenomeno accade, poiché nella loro quasi totalità gli uomini di volta in volta ai vertici delle istituzioni non posseggono attualmente alcun senso dello Stato; dove con quest’ultimo si intenda l’insieme di norme e mezzi che i membri di una collettività si danno per garantire ad ogni suo appartenente il libero sviluppo delle proprie inclinazioni, della propria personalità. Uno stato, quindi, che sia concepito e funzioni come strumento di realizzazione per il singolo individuo, sostenendolo a prescindere dal tipo di scelte che egli compie nella sua esistenza, rendendole così possibili tutte, perché tutte hanno pari dignità. Se l’odierna classe dirigente avesse un tale senso dello Stato, di certo non oserebbe conculcare le giuste aspirazioni dei cittadini, cercando di ostacolarne i conseguenti comportamenti, mentre incentiva e legittima solo alcuni altri seguendo le prescrizioni di una presunta fede religiosa, inverosimilmente assurta a dignità di regola di vita valida universalmente.

Carlo Verri
Associazione Omosessuale “Articolo Tre” Palermo
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