Solidarietà alla giornalista licenziata per aver pubblicato su Facebook una foto di Alfano

Lefteca Blog esprime tutta la propria solidarietà alla giornalista Olga Lumia costretta alle dimissioni per aver “osato” pubblicare sulla sua bacheca di Facebook un link ad un articolo sul Ministro della Giustizia Alfano.

Il direttore del giornale online agrigentino, protagonista della vicenda, era già venuto alla ribalta per uno sketch, con tanto di coppola, assieme all’indagato per favoreggiamento mafioso (e poi condannato per favoreggiamento a singoli mafiosi) Totò Cuffaro, già Presidente della Regione Siciliana.

La giornalista ha già ricevuto attestati di solidarietà da parte di molti colleghi e amici.

Intanto interviene anche l’Assostampa che ritiene la vicenda ingiustificabile.

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14 Risposte

  1. girato su facebook, te lo rigiro anche da me.

  2. E’ giusto che la stampa faccia il suo vero dovere, che non nasconda le solite porcherie come fa Emilio Fede ad esempio. I giovani si vergognano all’estero di essere Italiani, ma grazie a gente come Olga Lumia ne sono fiero di esserlo, conservare e proteggere la mia come la vostra terra dall’insidia di questo cancro, è un dovere nostro non loro!. Grazie Olga.

  3. un paese mafioso siamo, ricoddatelo…potta rispetto potta, che grazzie a compare sivviuzzo è iniziato un nuovo corso!

    che dire, quando ci risvegliamo dall’incubo reale?

  4. ma è lo stesso che ha ospitato Travglio in vacanza?

  5. Solidarietà contro qualcuno che con un pochino di “potere” prova a fare qualcosa. Peccato che le abbiano stroncato le gambe.

  6. @Info
    chi, dove, come, quando, perchè, fonte?

  7. Tanta solidarietà alla giornalista, non si può più parlare o scrivere di niente, ma che Alfano fosse mafioso si sapeva,

  8. Le solite porcate di questro governo

  9. C’è da far venire il voltastomaco per questa autentica porcheria del licenziamento. Coraggio, Olga, è grazie a persone come te che questa nostra Italia può sperare di risollevarsi. Viva la stampa libera!
    Maurizio Madaro

  10. davvero,non hanno più nessuna decenza……..ma tornassero a casa o andassero a lavorare,anzichè campare alle nostre spalle……

  11. Non sono un amico o collega di Olga Lumia. Sono nemico della mafia dai colletti bianchi e degli intrecci poliitico- mafiosi, il vero virus dell’arretratezza civile, culturale, sociale e politica della nostra terra.
    Tanto basta ed avanza per esprimere piena solidarietà alla Lumia e rinnovare l’impegno a non demordere mai dalla battaglia per l’emancipazione della nostra terra e della nostra gente. Anche se è davvero dura.

  12. Stiamo diventando, anzi siamo già, un paese dove esprimere le proprie opinioni o sollevare dubbi su eventi e fatti, viene ridotto subito come attacco al Principe..
    Solidarietà a Olga e a quanti come Lei vogliono esprimere le proprie opinioni!

  13. Che commenti si possono fare ad un atto di dittatura ??

  14. Il bacio e il fascismo.
    La vicenda del licenziamento della giornalista Olga Lumia da parte del suo editore, solo perchè lei si è permessa di pubblicare nel suo spazio su Facebook la foto del ministro Alfano che bacia un mafioso, deve indurci a qualche riflessione, oltre la pura e semplice, seppur doverosa, solidarietà alla Lumia.
    Che sia una fonte di informaziione privata, come Agrigento web, diretta poi da personaggi destrorsi, a limitare la libertà di espressione, si può capire. Che non significa giustificare. E’ notoria l’acquiescenza dei mass media siciliani tradizionali, giornali e televisioni, verso il potere costituito, specie se moderato o di destra. Ora si allinea anche una rete internet. Nessuna meraviglia. Siamo in linea con la norma.
    Che Berlusconi e Fini, figure istituzionali, seppure di parte, si lamentino per una critica ad altre simil- istituzioni, come la protezione civile, passi.
    Ma che la RAI, servizio pubblico, pagata quindi da tutti i citadini di qualinque orientamento politico e culturale si accodi servilmente al potere politico dominante e pensi di censurare se stessa, è da un verso ridicolo, dall’altro tragico.
    Io ho visto la puntata incriminata di Anno Zero, una delle poche cose decenti da vedere in TV, dall’inizio alla fine. Tutto quello che è emerso e mi è rimasto stampato nella memoria è che la protezione civile a L’Aquila è arrivata con circa tre ore di ritardo dal momento dell’evento del terremoto, alle ore 3,32 di domenica 6 aprile. Non riferito da giornalisti scrupolosi e corretti, perciò comunisti, ma dai citatdini che hanno vissuto sulla loro pelle il dramma del terremoto. Più esattamente è emerso che la protezione civile non aveva in loco una struttura decentrata organizzata in grado di intervenire tempestivamente.E che le cose stessero così lo hanno dimostrato i difensori d’ufficio della Santa Protezione, il giornalaio Giordano e il sottesegretario alla presidenza del consigkio presenti in studio, i quali scaricavano le responsabilità del mancato intervento tempestivo sulle autorità locali. Il povero Santoro non è riuscito a fare passare compiutamente questa realtà perchè sovrastato dal petulio urlato dei due già citati difensori di Sua Santità Bertolaso. il quale, in fin dei conti, era fuori discussione nel ragionakmento del conduttore, che si limitava a riportare ciò che i cittadini dicevano. Dov’è lo scandalo? Non bisogna dare voce in RAI a quei cittadini, magari stronzi abbonati come me, che possono disturbare il manovratore?
    Ma la RAI, prima che della casta politica presente in parlamento, è di proprietà degli utenti pagatori. Non è detto che questi siano necessariamente rappresentati dal personale politico che siede sugli scranni parlamentari. Tanto meno, poi, da una parte di questa, sia essa governo od opposizione. Non bisogna mai dimenticare che esiste un 33% degli elettori, ed io fra questi, che non si sente rappresentato dai parlamentari di questa legislatura.
    Se mi si vuole anche costringere a pensare con la testa di altri, servendosi dello strumento della comunicazione pubblica, proprio non ci sto. Costi quel che costi. Intanto, civilmente e democraticamente, non rinnovo l’abbonamento alla RAI. E’ una forma di protesta già comunicata al presidente della Commissione di Vigilanza, Zavoli. So che pagherò un prezzo, detto mora; ma è il minimo che si possa fare per dimostrare che non si è morti e disposti a subire tutto ciò che il potere dominante ti vorrebbe fare inghiottire. Non voglio ancora arrivare al passo decisivo cui pare siano giunti 156. 000 abbonati che avrebbero disdettato l’abbonamento. E’ una scelta apparentemente forte, in realtà molto debole e rischiosa, perchè potrebbe offrire ai poteri occulti che comandano davvero il destro per dichiarare l’inutilità del servizio pubblico e, perciò, la sua sostituzione col privato, quello che era “bello”. Come è avvenuto con i servizi. I magnifici risultati delle privatizzazioni sono sotto gli occhi di tutti.
    I guasti sarebbero ancora maggiori se si privatizzasse del tutto anche la comunicazione. Già c’è mezzo popolo passivizzato e rincoglionito da un diluvio di dope fiction profusa soprattutto da Mediaset. Se si mediasettizza anche la RAI in forma ufficiale e definitiva per i prossimi cent’anni l’oligarchia politico-finanziaria che domina incontrastata da oltre ven’anni potrà dormire sonni tranquilli. Anzi essa approfitterà della crisi da essa stessa prodotta per comprimere i diritti democratici ed instaurare asseti istituzionali sempre più escludenti, più propaggine dei suoi interessi che non emanazione vera della volontà e degli interessi del popolo E passeremo dal prefascismo al fascismo. Alla faccia della costituzione repubblicana, degli spazi di democrazia conquistati a partire dal dopoguerra, delle libertà civili, già oggi fortemente in discussione

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