Cesa chiede l’espulsione di Cintola. E Cuffaro, Antinoro & co?

Salvatore Cintola Udc cocainaLorenzo Cesa

Da una indagine su un traffico di droga è emerso che Salvatore Cintola mandava la propria segretaria, finita in arresto, a comprargli la cocaina con l’auto blu della Regione Siciliana e per questo è stato indagato per peculato.

La reazione del segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa non si è fatta attendere: “la condotta morale tenuta da Salvatore Cintola appare incompatibile con i valori dell’Unione di Centro e rende improponibile la sua permanenza nel nostro partito“.

A questo punto la domanda nasce spontanea: perchè Cintola viene cacciato dall’Udc, mentre un condannato in secondo grado per favoreggiamento alla mafia come Totò Cuffaro o un rinviato a giudizio per voto di scambio con Cosa Nostra come Antonello Antinoro o un condannato in via definitiva per peculato come Giuseppe Drago o altri inquisiti possono tranquillamente rappresentare il Partito di Casini al Senato, all’europarlamento, alla Camera, etc?

Forse la droga appare incompatibile con i valori dell’Unione di Centro, mentre la mafia o altri reati appaiono compatibili?

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Calearo fuori dal Pd. Invitiamolo a lasciare anche la Camera

Se per la vicenda Rutelli provavo sinceramente amarezza, nel caso dell’on. Calearo, personaggio per cui l’art.18 è superfluo e che ha paura del ritorno dell’Ulivo, sono sinceramente contento che abbia lasciato il Pd. Si pone rimedio ad una delle tante sciocchezze della gestione Veltroni.

Ecco la richiesta di dimissioni dalla Camera:

Egr. On.Calearo,
premetto che in democrazia ognuno è libero di fare le scelte che ritiene opportune e non sto qui a criticare la sua di abbandonare il progetto del Pd.

Vorrei però farle notare che dato che non si riconosce più nel progetto la prima cosa da fare dovrebbe essere abbandonare tutti gli incarichi ottenuti dalla militanza nel Pd, a cominciare dal seggio alla Camera.

Con la legge elettorale vigente, nessun eletto ha “voti propri” in quanto non è possibile esprimere preferenze, ma ci si può limitare solo a mettere una croce su un simbolo di Partito.

Mantenere il suo seggio Parlamentare, sarebbe irrispettoso nei confronti degli elettori che hanno votato per il Partito Democratico alle ultime elezioni e che hanno diritto ad essere rappresentati in Parlamento da un esponente del Pd.

Distinti saluti.

Copia-incollate la seguente lettere ed inviatela all’indirizzo calearo_m@camera.it

Rutelli replica e noi controreplichiamo

Questa la risposta preconfezionata che tutti quelli che hanno scritto in questi giorni a Rutelli hanno ricevuto:

Gentile amico/a,

rispondo alla sua, come alle altre mail che richiedono le mie dimissioni dal Parlamento. Questa richiesta è infondata; cercherò di risponderle con gentilezza e precisione.

Il PD ha eletto circa 340 Parlamentari. Anche lei potrà convenire che nel 2008 io sono stato candidato ed eletto grazie ai consensi, la storia politica e l’integrità delle mie convinzioni ed azioni: rispetto al risultato elettorale del PD, questo patrimonio non è stato pari né a un ventesimo, né a un trecentoquarantesimo! Non trova?

Né potrebbe definirmi un “nominato”: pur non avendo potuto ottenere – come tutti – consensi personali, a causa della pessima legge elettorale, ho piuttosto concorso a “nominare” parecchie decine di deputati e senatori in virtù della forza dei consensi di cui ero portatore, a vantaggio del PD.

Se fosse questo il tema, dunque, sarei largamente “in credito”; considerando il largo numero di militanti, eletti ed elettori che mi seguirono nel 2008 a sostegno del PD e che, purtroppo, non potranno partecipare a quel disegno di un grande Partito Democratico aperto, inclusivo e in crescita che ha rappresentato l’aspirazione di tanta parte della mia vita politica. Per realizzarlo non ho esitato a sciogliere il partito di cui ero il Presidente eletto, la Margherita – DL, un partito che non è mai sceso sotto il 10% dei voti. Spero anch’io che avremo un Parlamento in cui ciascuno possa eleggere direttamente il proprio rappresentante (anche se non mi illudo che la destra lo renderà facilmente possibile).

Le ricordo due ultime cose, che non tutti probabilmente conoscono. Io sono sempre stato eletto con voto popolare: Sindaco di Roma, con i più ampi consensi mai ricevuti in tutte le elezioni tenute nella Capitale in questi 16 anni (ma anche nelle elezioni perdute due anni fa, con oltre centomila voti dati solo alla mia persona e alle liste con il mio nome) e, in tutte le altre elezioni, in base a voti di preferenza o in collegi uninominali. A quanti poi osservano che in trent’anni, prima del PD, io ho aderito a tre partiti (radicali, verdi, Margherita), faccio notare che non si tratta proprio di un’anomalia. E faccio un paio di esemplificazioni. La Bindi – come tutti gli ex democristiani – ha aderito a: DC (dall’inizio, con Andreotti), PPI, Margherita; Pierluigi Bersani, al PCI, al PdS, ai DS. Non è certamente titolo di demerito per loro, né per me.

Mi auguro che il PD possa avere buoni risultati. E spero di contribuire a portare nuove energie e speranze, in un cammino che giudico indispensabile per sconfiggere il populismo di destra, e per rendere migliore il nostro paese.

Grazie, con i migliori saluti,

Francesco Rutelli

Questa l’immediata controreplica:

Egr.Sen.Rutelli,non mi reputo per nulla soddisfatto dagli argomenti portati a suo favore.

Mi permetto di obiettarLe qualcosa: ad esempio che la Sinistra l’Arcobaleno con 1.124.418 voti o la Destra con 899.835 voti sono fuori dal Parlamento.
Il suo consenso personale certamente non è quantificabile, dato che quando è stato candidato per la carica di Sindaco o in un collegio uninominale era espressione di una coalizione e non da solo contro tutti. Anche Vendola, Fava o Storace in passato raccolsero tanti consensi, ma ad oggi non stanno in Parlamento.

Se vuole realmente pesare il suo consenso abbia la pazienza di aspettare nuove elezioni, ma nel frattempo si dimetta e rispetti gli elettori del Partito Democratico che hanno il diritto di essere rappresentanti da un esponente del Pd.

Ed ancora cita i passaggi della Bindi o di Bersani, ignorando che quei passaggi sono stati naturali in quanto i Partiti a cui erano precedentemente iscritti si sciolsero, mentre i Radicali o i Verdi sono partiti attivi ancora oggi. Il paragone non calza per nulla.

Distinti Saluti

 

Rutelli se n’è andato dal Pd. Adesso si dimetta dal Senato

Egr. Sen. Rutelli,

premetto che in democrazia ognuno è libero di fare le scelte che ritiene opportune e non sto qui a criticare la sua di abbandonare il progetto del Pd.

Vorrei però farle notare che dato che non si riconosce più nel progetto la prima cosa da fare dovrebbe essere abbandonare tutti gli incarichi ottenuti dalla militanza nel Pd, a cominciare dal seggio al Senato.

Con la legge elettorale vigente, nessun eletto ha “voti propri” in quanto non è possibile esprimere preferenze, ma ci si può limitare solo a mettere una croce su un simbolo di Partito.

Mantenere il suo seggio Parlamentare, sarebbe irrispettoso nei confronti degli elettori che hanno votato per il Partito Democratico alle ultime elezioni e che hanno diritto ad essere rappresentati in Parlamento da un esponente del Pd.

Distinti saluti.

Copia-incollate la seguente lettere ed inviatela all’indirizzo  rutelli_f@posta.senato.it


Anche per le elezioni Europee 2009 Lefteca su Repubblica.it

Grazie a questo manifesto ritoccato pubblicato nel post U.d.c = Unione dei condannati Lefteca è nuovamente su Repubblica.it

Moggi all’Udc

Sembra una battuta, ma è tutto vero!! Tanto che alcune fonti parlano di una sua candidatura al Senato in Puglia e in Calabria, per il partito di Casini.


Il vecchio Luciano, protagonista in assoluto dello scandalo di Calciopoli (detto anche Moggiopoli), avrà trovato il suo habitat naturale accanto al condannato Cuffaro?

Malumori a destra e ricatti MastelDiniani a Sinistra

   

Rimbalzano in questi giorni su tv e giornali forti i cattivi umori nelle coalizioni di centrodestra e centrosinistra.

Da un lato non si risparmiano le frecciate tra Berlusconi, Casini e Fini, con quest’ultimo che è arrivato a dire che An d’ora in avanti avrà le mani libere su materie come tv e giustizia, che altro non è che un’ammissione del fatto che, in quest’anni e su questi temi, la destra, succube del berlusconismo, è stata costretta ad ingoiare bocconi amari, pur di salvaguardare gli interessi economici e giudiziari dell’uomo più ricco e discusso d’Italia.

Sull’altro fronte si hanno i ricatti ed i distinguo dei vari Dini e Bordon, non ultimo a riguardo del protocollo sul welfare, che ha visto l’Unione piegarsi alle pressioni di Dini che, forte dei suoi 3 voti in Senato, ha minacciato di far mancare la fiducia al Governo, se fossero passate le modifiche richieste dalla Sinistra.

Ma è normale che la posizione di 3 Senatori valga più di quella degli altri 155 e di quella di tutta la maggioranza alla Camera?

Viene spontaneo pensare che i Sen. Dini e Bordon:

1)      siano gli unici due leader principali dell’ex Margherita a non aver avuto ruoli di prestigio in questa legislatura, a fronte degli incarichi di Governo dei vari Rutelli, Parisi, Fioroni, Gentiloni e  Bindi, della Presidenza del Senato di Marini o del ruolo di Capigruppo dell’Ulivo alla Camera ricoperto da Franceschini, prima di diventare Vice-Veltroni, e questo ha creato in loro malumori così grandi da spingerli non solo a non aderire al Pd, ma anche a porsi in una posizione di forte criticità nei confronti del Governo.

2)      abbiano capito che il Sen. Mastella non abbia depositato il copyright del motto “o si fa come dico io oppure tutti a casa, anche perché al Senato senza di me siete sotto”

Se in Italia si vuole veramente fare Politica, bisogna porre fine ai veti dei partiti che con l’1% possono contare più del resto di tutta la coalizione; bisogna porre fine alla consuetudine di costruire microgruppi parlamentari, quando non si è accontentati su qualcosa. Su quest’ultimo punto, va fatto un plauso a chi, come l’ on.Franceschini, ha proposto l’obbligatorietà, da parte dell’eletto, dell’iscrizione al gruppo parlamentare collegato alla lista nella quale ci si è presentati alle elezioni, anche perché la gente vota (o dovrebbe votare) l’idee ed il programma proposti da un partito, e non solo i candidati, e quando ci si trova in forte disaccordo con il partito nel quale si è stati eletti, la via maestra dovrebbero essere le dimissioni da parlamentare e non la creazione di nuovi micro-organizzazioni politico-parlamentari!

La soluzione alla questione va, quindi, cercata nella nuova legge elettorale, che deve al più presto cancellare lo scempio del Porcellum di Calderoli.

Ma anche su questo ecco che nasce il ricatto! Mastella va dicendo, infatti, che sei nei piani degli altri Partiti del CentroSinistra vi è una legge elettorale che possa mettere in discussione i piccoli partiti (come potrebbe essere quella che verrebbe fuori dal referendum), lui opterebbe per andare a casa subito.

E allora la domanda nasce spontanea, meglio continuare a suon di ricatti o andare a  casa subito e togliere di mezzo i ricattatori?

Dal mio canto posso solo dire di sentirmi molto combattuto, anche perché i tempi di Truffolo non si dimenticano così facilmente.