Calearo fuori dal Pd. Invitiamolo a lasciare anche la Camera

Se per la vicenda Rutelli provavo sinceramente amarezza, nel caso dell’on. Calearo, personaggio per cui l’art.18 è superfluo e che ha paura del ritorno dell’Ulivo, sono sinceramente contento che abbia lasciato il Pd. Si pone rimedio ad una delle tante sciocchezze della gestione Veltroni.

Ecco la richiesta di dimissioni dalla Camera:

Egr. On.Calearo,
premetto che in democrazia ognuno è libero di fare le scelte che ritiene opportune e non sto qui a criticare la sua di abbandonare il progetto del Pd.

Vorrei però farle notare che dato che non si riconosce più nel progetto la prima cosa da fare dovrebbe essere abbandonare tutti gli incarichi ottenuti dalla militanza nel Pd, a cominciare dal seggio alla Camera.

Con la legge elettorale vigente, nessun eletto ha “voti propri” in quanto non è possibile esprimere preferenze, ma ci si può limitare solo a mettere una croce su un simbolo di Partito.

Mantenere il suo seggio Parlamentare, sarebbe irrispettoso nei confronti degli elettori che hanno votato per il Partito Democratico alle ultime elezioni e che hanno diritto ad essere rappresentati in Parlamento da un esponente del Pd.

Distinti saluti.

Copia-incollate la seguente lettere ed inviatela all’indirizzo calearo_m@camera.it

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Rutelli replica e noi controreplichiamo

Questa la risposta preconfezionata che tutti quelli che hanno scritto in questi giorni a Rutelli hanno ricevuto:

Gentile amico/a,

rispondo alla sua, come alle altre mail che richiedono le mie dimissioni dal Parlamento. Questa richiesta è infondata; cercherò di risponderle con gentilezza e precisione.

Il PD ha eletto circa 340 Parlamentari. Anche lei potrà convenire che nel 2008 io sono stato candidato ed eletto grazie ai consensi, la storia politica e l’integrità delle mie convinzioni ed azioni: rispetto al risultato elettorale del PD, questo patrimonio non è stato pari né a un ventesimo, né a un trecentoquarantesimo! Non trova?

Né potrebbe definirmi un “nominato”: pur non avendo potuto ottenere – come tutti – consensi personali, a causa della pessima legge elettorale, ho piuttosto concorso a “nominare” parecchie decine di deputati e senatori in virtù della forza dei consensi di cui ero portatore, a vantaggio del PD.

Se fosse questo il tema, dunque, sarei largamente “in credito”; considerando il largo numero di militanti, eletti ed elettori che mi seguirono nel 2008 a sostegno del PD e che, purtroppo, non potranno partecipare a quel disegno di un grande Partito Democratico aperto, inclusivo e in crescita che ha rappresentato l’aspirazione di tanta parte della mia vita politica. Per realizzarlo non ho esitato a sciogliere il partito di cui ero il Presidente eletto, la Margherita – DL, un partito che non è mai sceso sotto il 10% dei voti. Spero anch’io che avremo un Parlamento in cui ciascuno possa eleggere direttamente il proprio rappresentante (anche se non mi illudo che la destra lo renderà facilmente possibile).

Le ricordo due ultime cose, che non tutti probabilmente conoscono. Io sono sempre stato eletto con voto popolare: Sindaco di Roma, con i più ampi consensi mai ricevuti in tutte le elezioni tenute nella Capitale in questi 16 anni (ma anche nelle elezioni perdute due anni fa, con oltre centomila voti dati solo alla mia persona e alle liste con il mio nome) e, in tutte le altre elezioni, in base a voti di preferenza o in collegi uninominali. A quanti poi osservano che in trent’anni, prima del PD, io ho aderito a tre partiti (radicali, verdi, Margherita), faccio notare che non si tratta proprio di un’anomalia. E faccio un paio di esemplificazioni. La Bindi – come tutti gli ex democristiani – ha aderito a: DC (dall’inizio, con Andreotti), PPI, Margherita; Pierluigi Bersani, al PCI, al PdS, ai DS. Non è certamente titolo di demerito per loro, né per me.

Mi auguro che il PD possa avere buoni risultati. E spero di contribuire a portare nuove energie e speranze, in un cammino che giudico indispensabile per sconfiggere il populismo di destra, e per rendere migliore il nostro paese.

Grazie, con i migliori saluti,

Francesco Rutelli

Questa l’immediata controreplica:

Egr.Sen.Rutelli,non mi reputo per nulla soddisfatto dagli argomenti portati a suo favore.

Mi permetto di obiettarLe qualcosa: ad esempio che la Sinistra l’Arcobaleno con 1.124.418 voti o la Destra con 899.835 voti sono fuori dal Parlamento.
Il suo consenso personale certamente non è quantificabile, dato che quando è stato candidato per la carica di Sindaco o in un collegio uninominale era espressione di una coalizione e non da solo contro tutti. Anche Vendola, Fava o Storace in passato raccolsero tanti consensi, ma ad oggi non stanno in Parlamento.

Se vuole realmente pesare il suo consenso abbia la pazienza di aspettare nuove elezioni, ma nel frattempo si dimetta e rispetti gli elettori del Partito Democratico che hanno il diritto di essere rappresentanti da un esponente del Pd.

Ed ancora cita i passaggi della Bindi o di Bersani, ignorando che quei passaggi sono stati naturali in quanto i Partiti a cui erano precedentemente iscritti si sciolsero, mentre i Radicali o i Verdi sono partiti attivi ancora oggi. Il paragone non calza per nulla.

Distinti Saluti

 

Pizze, Capezzoni e poltrone

Delle operazioni post elettorali ce ne sono due che non potevamo di certo lasciar passare come inosservate.

La prima è la nomina di Giuseppe Pizza a Sottosegretario di Stato del Governo Berlusconi 4. Pizza, segretario politico della Democrazia Cristiana, a meno di due settimane dalle elezioni, aveva vinto un ricorso contro un iniziale esclusione della lista. Tuttavia aveva ugualmente rinunciato a presentare la lista alle elezioni politiche, dichiarando chela Dc ha sempre dimostrato senso dello Stato.

Con la nomina a Sottosegretario abbiamo capito che cosa voleva dire quel “senso dello Stato” ed abbiamo riscoperto i vecchi mugugni di corrente tipici della Dc di un tempo.

L’altra operazione è la nomina di Daniele Capezzone a portavoce nazionale di Forza Italia.

Quello che vorremo chiedere a Capezzone è come farà adesso a portare avanti le sue battaglie sui diritti degli omosessuali, in una coalizione in cui sono presenti fascisti e cattolici estremisti, come farà a portare avanti le sue battaglie sulle liberalizzazioni delle droghe leggere e sull’eutanasia, avendo come collega di partito proprio quel Carlo Giovanardi autore della famosa legge Fini-Giovanardi sull’inasprimento delle pene in questa materia.

Vabbè, magari questi sono dettagli, quello che conta, alla fine, è la conquista della poltrona.

L’aeroporto fantasma di Agrigento

Navigando in questo sito mi sono imbattuto in questo articolo d’altri tempi:

Non ci sarebbe bisogno di commenti, ma non si può non menzionare il plastico con il quale il Presidente della Provincia di Agrigento Fontana nel 2003 chiudeva il suo primo mandato elettorale ed apriva la campagna elettorale per il secondo, annunciando l’imminente realizzazione dell’aeroporto “Valle dei Templi” di Agrigento.

Allo stato dell’arte l’unica cosa esistente dell’Aeroporto ad Agrigento è il C.D.A. profumatamente pagato dai contribuenti ed un sito internet, i cui scarsi contenuti sono lo specchio della situazione.

Fontana è stato comunque così bravo in questi anni che il suo partito (Forza Italia-Pdl) ha deciso di promuoverlo alla Camera, l’Udc non è voluta essere da meno lanciando ancora una volta Lillo Mannino, si proprio lui, quello che nell’estate dell’88 aspettava il progetto dell’aeroporto di Agrigento.