Elezioni Politiche 2013

Sonia Alfano (IdV): A Ribera (AG) le elezioni sarebbero da rimandare a tempi meno bui. Aggrediti i giovani di S.O.S. Democrazia

S.O.S. Democrazia

Palermo, 20 Mag. “Quanto accaduto è una fotografia della realtà dell’intero Paese. E’ disgustoso e inaccettabile. Il candidato unico è un pericolo per l’Udc e quindi il candidato Pace, attuale vice-presidente della provincia di Agrigento e nipote dell’On. Ruvolo, grande amico del Sen. Cuffaro, ha pensato bene di prendere in giro l’intera cittadinanza facendo presentare al suo amico Smeraglia una lista alternativa, nella quale sono stati inseriti i familiari di Pace, così da garantirsi l’elezione ed evitare il rischio di non raggiungere il quorum“.

Lo dice Sonia Alfano (IdV), in merito al doppio candidato dell’Udc al comune di Ribera (AG), ed all’aggressione subita dal gruppo di ragazzi di ‘S.O.S Democrazia‘ che voleva contestare gli artefici di tale ‘trucchetto’ elettorale.

Questa è la vecchia politica -prosegue Sonia Alfano- quella truffaldina e indecorosa. E’ imbarazzante -sottolinea- sentir parlare ancora di manovre del genere, tra l’altro con ammissione dello stesso candidato Pace, ed è ancora più triste ed imbarazzante sapere che un gruppo di giovani è stato aggredito ad un comizio, tra l’indifferenza dei candidati, solo perchè voleva manifestare il proprio legittimo disappunto. Non si possono vivere le elezioni con questo clima, e quindi sarebbe bene rimandare a data da destinarsi -conclude – magari ad un periodo meno buio per la democrazia“.

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Amministrative Ribera. Il sen. Giuseppe Lumia e l’on Rosario Crocetta (PD) chiedono un’ispezione ministeriale

Rosario Crocetta antimafiaGiuseppe Lumia antimafia

In violazione sostanziale della legge elettorale, a Ribera, il candidato sindaco Carmelo Pace ha chiesto la candidatura di un candidato civetta Lillo Smeraglia. Nella lista di quest’ultimo, sono presenti congiunti diretti quali  moglie, madre e cognato del candidato “ufficiale”. Gli onorevoli Lumia e Crocetta chiedono un’ispezione ministeriale, finalizzata a verificare la validità delle elezioni amministrative di Ribera, dove si sta manifestando una situazione di inaudita gravità, perché dimostra l’assenza totale di pluralismo nella competizione elettorale. Inoltre – concludono i due esponenti del PD –  va verificata la presenza di possibili elementi di condizionamento mafioso sulle elezioni.

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Calearo fuori dal Pd. Invitiamolo a lasciare anche la Camera

Se per la vicenda Rutelli provavo sinceramente amarezza, nel caso dell’on. Calearo, personaggio per cui l’art.18 è superfluo e che ha paura del ritorno dell’Ulivo, sono sinceramente contento che abbia lasciato il Pd. Si pone rimedio ad una delle tante sciocchezze della gestione Veltroni.

Ecco la richiesta di dimissioni dalla Camera:

Egr. On.Calearo,
premetto che in democrazia ognuno è libero di fare le scelte che ritiene opportune e non sto qui a criticare la sua di abbandonare il progetto del Pd.

Vorrei però farle notare che dato che non si riconosce più nel progetto la prima cosa da fare dovrebbe essere abbandonare tutti gli incarichi ottenuti dalla militanza nel Pd, a cominciare dal seggio alla Camera.

Con la legge elettorale vigente, nessun eletto ha “voti propri” in quanto non è possibile esprimere preferenze, ma ci si può limitare solo a mettere una croce su un simbolo di Partito.

Mantenere il suo seggio Parlamentare, sarebbe irrispettoso nei confronti degli elettori che hanno votato per il Partito Democratico alle ultime elezioni e che hanno diritto ad essere rappresentati in Parlamento da un esponente del Pd.

Distinti saluti.

Copia-incollate la seguente lettere ed inviatela all’indirizzo calearo_m@camera.it

Rutelli replica e noi controreplichiamo

Questa la risposta preconfezionata che tutti quelli che hanno scritto in questi giorni a Rutelli hanno ricevuto:

Gentile amico/a,

rispondo alla sua, come alle altre mail che richiedono le mie dimissioni dal Parlamento. Questa richiesta è infondata; cercherò di risponderle con gentilezza e precisione.

Il PD ha eletto circa 340 Parlamentari. Anche lei potrà convenire che nel 2008 io sono stato candidato ed eletto grazie ai consensi, la storia politica e l’integrità delle mie convinzioni ed azioni: rispetto al risultato elettorale del PD, questo patrimonio non è stato pari né a un ventesimo, né a un trecentoquarantesimo! Non trova?

Né potrebbe definirmi un “nominato”: pur non avendo potuto ottenere – come tutti – consensi personali, a causa della pessima legge elettorale, ho piuttosto concorso a “nominare” parecchie decine di deputati e senatori in virtù della forza dei consensi di cui ero portatore, a vantaggio del PD.

Se fosse questo il tema, dunque, sarei largamente “in credito”; considerando il largo numero di militanti, eletti ed elettori che mi seguirono nel 2008 a sostegno del PD e che, purtroppo, non potranno partecipare a quel disegno di un grande Partito Democratico aperto, inclusivo e in crescita che ha rappresentato l’aspirazione di tanta parte della mia vita politica. Per realizzarlo non ho esitato a sciogliere il partito di cui ero il Presidente eletto, la Margherita – DL, un partito che non è mai sceso sotto il 10% dei voti. Spero anch’io che avremo un Parlamento in cui ciascuno possa eleggere direttamente il proprio rappresentante (anche se non mi illudo che la destra lo renderà facilmente possibile).

Le ricordo due ultime cose, che non tutti probabilmente conoscono. Io sono sempre stato eletto con voto popolare: Sindaco di Roma, con i più ampi consensi mai ricevuti in tutte le elezioni tenute nella Capitale in questi 16 anni (ma anche nelle elezioni perdute due anni fa, con oltre centomila voti dati solo alla mia persona e alle liste con il mio nome) e, in tutte le altre elezioni, in base a voti di preferenza o in collegi uninominali. A quanti poi osservano che in trent’anni, prima del PD, io ho aderito a tre partiti (radicali, verdi, Margherita), faccio notare che non si tratta proprio di un’anomalia. E faccio un paio di esemplificazioni. La Bindi – come tutti gli ex democristiani – ha aderito a: DC (dall’inizio, con Andreotti), PPI, Margherita; Pierluigi Bersani, al PCI, al PdS, ai DS. Non è certamente titolo di demerito per loro, né per me.

Mi auguro che il PD possa avere buoni risultati. E spero di contribuire a portare nuove energie e speranze, in un cammino che giudico indispensabile per sconfiggere il populismo di destra, e per rendere migliore il nostro paese.

Grazie, con i migliori saluti,

Francesco Rutelli

Questa l’immediata controreplica:

Egr.Sen.Rutelli,non mi reputo per nulla soddisfatto dagli argomenti portati a suo favore.

Mi permetto di obiettarLe qualcosa: ad esempio che la Sinistra l’Arcobaleno con 1.124.418 voti o la Destra con 899.835 voti sono fuori dal Parlamento.
Il suo consenso personale certamente non è quantificabile, dato che quando è stato candidato per la carica di Sindaco o in un collegio uninominale era espressione di una coalizione e non da solo contro tutti. Anche Vendola, Fava o Storace in passato raccolsero tanti consensi, ma ad oggi non stanno in Parlamento.

Se vuole realmente pesare il suo consenso abbia la pazienza di aspettare nuove elezioni, ma nel frattempo si dimetta e rispetti gli elettori del Partito Democratico che hanno il diritto di essere rappresentanti da un esponente del Pd.

Ed ancora cita i passaggi della Bindi o di Bersani, ignorando che quei passaggi sono stati naturali in quanto i Partiti a cui erano precedentemente iscritti si sciolsero, mentre i Radicali o i Verdi sono partiti attivi ancora oggi. Il paragone non calza per nulla.

Distinti Saluti

 

Rutelli se n’è andato dal Pd. Adesso si dimetta dal Senato

Egr. Sen. Rutelli,

premetto che in democrazia ognuno è libero di fare le scelte che ritiene opportune e non sto qui a criticare la sua di abbandonare il progetto del Pd.

Vorrei però farle notare che dato che non si riconosce più nel progetto la prima cosa da fare dovrebbe essere abbandonare tutti gli incarichi ottenuti dalla militanza nel Pd, a cominciare dal seggio al Senato.

Con la legge elettorale vigente, nessun eletto ha “voti propri” in quanto non è possibile esprimere preferenze, ma ci si può limitare solo a mettere una croce su un simbolo di Partito.

Mantenere il suo seggio Parlamentare, sarebbe irrispettoso nei confronti degli elettori che hanno votato per il Partito Democratico alle ultime elezioni e che hanno diritto ad essere rappresentati in Parlamento da un esponente del Pd.

Distinti saluti.

Copia-incollate la seguente lettere ed inviatela all’indirizzo  rutelli_f@posta.senato.it


Primarie Pd 2009. Sosteniamo Pier Luigi Bersani

Si lo so, è un bel po’ che non aggiorno il blog, in questo lasso di tempo ho preso una  importante decisione,  quella di contrastare la maggioranza berlusconiana aderendo ad un grande Partito.

Ho perciò aderito al Partito Democratico e per le primarie del 25 ottobre sostengo la candidatura di Pier Luigi Bersani affinchè il Pd da principale partito d’opposizione diventi in futuro principale partito di Governo.